Oggi parlare di plastica vuol dire prima di tutto prendere in considerazione e rispettare le regolamentazioni europee preposte a regolamentarne il suo utilizzo.

In particolare va conosciuta e applicata la Direttiva Ue 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, comunemente definita “Sup” da “Single use plastic”. Questa regolamentazione ha come obiettivo di prevenire e limitare l’incidenza di prodotti in plastica sull’ambiente e di promuovere un’economia di tipo circolare. Rientra in quella che viene definita dalla Commissione Europea come Plastic Strategy, che ripensa il modo in cui determinati articoli sono progettati e prodotti in plastica andando a ripensare delle alternative che possano ridurre il forte impatto ambientale che la plastica ha creato nel corso degli anni.

Facile intuire come doversi attenere a queste indicazioni riguardi anche il mercato del gelato e tutti i prodotti/accessori di utilizzo: la direttiva, infatti, vieta l’immissione di prodotti come cucchiaini, palette, bacchette e qualsiasi prodotto in plastica.

Ne deriva, quindi, la necessità di adottare misure che possano ridurre l’utilizzo di questi materiali e trovare dei validi sostituti, che garantiscano un mantenimento del prodotto senza alterarlo, ma che siano al tempo stesso funzionali all’utilizzo a cui sono preposti. Si inizia quindi da qui a parlare di pluriuso, ma questo non è un concetto così semplice e immediato per quanto riguarda produttori e consumatori.

La direttiva mira a una sostanziale riduzione di prodotti in plastica entro il 2026 e, inoltre, si occupa di analizzare anche la necessaria raccolta differenziata. Si punta, infatti, entro il 2029 a ottenere un risultato del 90% come obiettivo di raccolta per il riciclaggio di bottiglie di plastica monouso. Per quanto riguarda invece la plastica riciclata si prevede un utilizzo del 25% a partire dal 2025 e del 30% dal 2030, sempre per quanto riguarda le bottiglie.

La Direttiva stabilisce principi molto chiari di responsabilità per i produttori, i quali sono tenuti a coprire costi inerenti la raccolta dei rifiuti e una loro rimozione, ma anche una raccolta di dati e misure di sensibilizzazione per aumentare un’attenzione all’ambiente e all’utilizzo di soluzioni differenti rispetto alla plastica monouso. Quindi ritorna il concetto e la necessità di un pluriuso.

Focalizzandosi sul settore di Alcas e cioè quello delle gelaterie, e in senso più ampio del gelato, questi anni hanno visto l’introduzione di palette, cucchiai e cannucce riutilizzabili. A questa situazione si pone però un problema, introdotto da una tendenza a voler ovviare la normativa: etichettare come riutilizzabili prodotti pressoché identici a quelli che fino a ieri erano ritenuti monouso. In questo senso è infatti molto importante considerare che la Direttiva Sup indica chiaramente che i prodotti riutilizzabili devono essere “idonei a usi e lavaggi ripetuti”.

Quindi un prodotto, per essere dichiarato riutilizzabile, non può prescindere dall’avere alcune caratteristiche fondamentali:
1. Il prodotto non deve subire alterazioni se è sottoposto a ripetuti lavaggi e deve essere idoneo a questo processo.
2. Deve essere parte di un ciclo di vita duraturo che permetta appunto un riutilizzo.

Da queste due prime indicazioni risulta evidente che non tutti i prodotti siano idonei a essere conformi alla normativa, non solo per il loro materiale di fabbricazione.

Un esempio è dato dalla palette per gelato: l’utilizzo comporta che la persona la “restituisca” al gelatiere dopo avere consumato il prodotto. Questo evento è tendenzialmente irrealizzabile considerando anche la natura stessa del prodotto “da asporto” o comunque non raggiunge una totalità dei consumatori.

Da questo è intuibile come non possa rientrare nel circuito di un utilizzo pluriuso e non possa quindi essere raccolta, rilavata e riusata.

La direttiva indica in modo molto preciso quello che si intende per pluriuso e quindi non è possibile ovviare alla regolamentazione con interventi “personali” da parte del consumatore che potrebbe, ad esempio, pensare a un riutilizzo a casa della palette in questione.

 

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